Tumore prostata

Il tumore alla prostata ¨¨ una delle patologie pi¨´ diffuse fra gli uomini. ? importante conoscerne i sintomi, i fattori di rischio e i metodi di intervento.
 

All’interno della popolazione maschile ¨¨ sicuramente una delle patologie pi¨´ frequenti, tanto che rappresenta il 19,8% circa dei carcinomi diagnosticati agli uomini. Il tumore alla prostata, colpisce la ghiandola incaricata di produrre il liquido seminale.

Questa patologia  pu¨° interessare circa un uomo su 8 in Italia, ma al contempo ¨¨ attualmente fra le neoplasie con le maggiori possibilit¨¤ di sopravvivenza: si stima che a 5 anni dalla diagnosi l’91% dei soggetti resti in vita, un numero destinato a crescere ulteriormente grazie all’evoluzione della ricerca e alla sensibilizzazione alla prevenzione. ? quindi opportuno conoscere le caratteristiche del tumore alla prostata, i suoi sintomi e le possibili cause.

Tumore alla Prostata

Le cause del tumore alla prostata non sono ancora chiare, ma sono stati rilevati alcuni fattori di rischio da tenere sotto controllo:

  • Avanzare dell’et¨¤, in quanto il tumore alla prostata colpisce gli uomini dopo i 45 anni e ancora di pi¨´ dopo i 65, arrivando a una percentuale del 70% dopo gli 80 anni
  • ¹ó²¹³¾¾±±ô¾±²¹°ù¾±³Ù¨¤, poich¨¦ soggetti i cui parenti stretti (padri, fratelli) soffrono di questa patologia hanno un rischio doppio di svilupparla
  • Predisposizione genetica: pare infatti che alcuni geni alla base del tumore alla prostata siano implicati anche nella formazione di tumori al seno e alle ovaie
  • Altri disturbi della prostata, come la prostatite, che secondo alcuni studi fanno crescere le probabilit¨¤ dello sviluppo di una neoplasia
  • Alto livello di testosterone, legato all’aumento delle cellule prostatiche, o dell’ormone IGF1, che incentiva la crescita delle cellule
  • Stile di vita, che pu¨° incidere sulla formazione di questo tumore come di ogni altra patologia. Problemi di peso, alimentazione ricca di grassi e zuccheri e povera di fibre, poca attivit¨¤ fisica sono tutti elementi che contribuiscono ad aumentare il rischio

Molto spesso i sintomi del tumore alla prostata non si presentano con tempestivit¨¤ e non ¨¨ facile riconoscerli. Nelle prime fasi, si associa al tumore una prostata ingrossata: questo aumento di dimensione provoca una compressione dell’uretra, che attraversa la prostata per portare l’urina dalla vescica verso l’esterno. L’urina non ha quindi modo di transitare regolarmente e si verifica un’alterazione del suo flusso. Nelle fasi seguenti, il paziente pu¨° sperimentare questi sintomi:
  • Frequente bisogno di urinare
  • Difficolt¨¤ e dolore nell’urinare
  • Sangue nelle urine o nello sperma
  • Sensazione di mancato svuotamento della vescica
  • Disfunzione erettile
  • Dolore pelvico
Se ha gi¨¤ coinvolto altri distretti, il tumore alla prostata pu¨° dare mal di schiena, febbre, brividi. Secondo le statistiche, la percentuale di casi rilevati dopo la diffusione del cancro arriva al 30%, proprio a causa della sintomatologia non sempre identificabile: i sintomi urinari ad esempio compaiono solo nelle fasi pi¨´ avanzate della malattia e possono indicare anche la presenza di patologie diverse dal tumore, come l’ipertrofia prostatica benigna. ? quindi molto importante che la diagnosi sia eseguita da un medico specialista che prenda in considerazione diversi fattori prima di decidere come procedere. Ecco perch¨¦ ¨¨ essenziale mettere in atto un programma di prevenzione: la diagnosi precoce resta infatti il miglior alleato nel trattamento delle neoplasie, compreso il tumore alla prostata.

Non ¨¨ importante solo guardare i sintomi, ma anche quello che ¨¨ l’indicatore pi¨´ diretto della presenza di problemi alla prostata. Il PSA (acronimo inglese che si traduce con Antigene Prostatico Specifico) ¨¨ una proteina che viene prodotta dalla prostata con l’obiettivo di mantenere fluido il liquido seminale in seguito all’eiaculazione. Essendo sintetizzata esclusivamente dalle cellule di questa ghiandola, pu¨° costituire un marker delle patologie che la coinvolgono. ? infatti quantificabile il suo livello di presenza nel sangue, che in condizioni normali ¨¨ compreso fra 0 e 4 nanogrammi per millilitro di sangue. Se i valori risultano elevati, potrebbe trattarsi di un primo segnale dello sviluppo di tumore alla prostata. Ma non ¨¨ scontato, poich¨¦ un alto dosaggio di PSA potrebbe anche essere collegato a un’infiammazione benigna della ghiandola o una iperplasia benigna, cos¨¬ come a fattori non legati alla prostata: insufficienza renale, conseguenze di esami diagnostici specifici (ecografia transrettale, citoscopia, colonscopia e biopsia), attivit¨¤ sessuale, traumatismi derivati dall’uso di moto o bicicletta, uso di farmaci per contrastare la calvizie e l’ipertrofia prostatica. Perfino le stagioni, l’etnia di appartenenza e il peso possono influire sul livello di PSA. Quindi non ¨¨ detto che il singolo risultato dell’esame con valore superiore a 4 ng/ml debba essere legato al tumore alla prostata, il cui sviluppo ¨¨ accertato solo nel 20% dei casi in cui i valori di PSA sono compresi fra 4 e 10 ng/ml. Allo stesso tempo, valori bassi di PSA non possono sempre tradursi in un’esclusione della patologia. La presenza di un tumore alla prostata ¨¨ comunque pi¨´ probabile se i valori di PSA risultano superiore a 10 ng/ml. Non solo il PSA totale pu¨° rendersi utile, ma anche alcuni derivati:
  • PSA velocity che rappresenta il tasso di aumento del PSA nel tempo
  • la crescita del PSA density, cio¨¨ il rapporto tra la concentrazione di PSA e il volume  della prostata
  • la diminuzione del PSA ratio, ovvero il rapporto tra PSA libero e totale, che risulta il pi¨´ utilizzato in relazione al PSA totale. Se infatti il rapporto risulta inferiore al 10% e soprattutto al 7%, sembra che le probabilit¨¤ di rilevare un tumore siano superiori all’80%. Se i valori sono superiori al 25%, la probabilit¨¤ ¨¨ invece bassa
Questi derivati, la cui utilit¨¤ ¨¨ tuttora da chiarire, ¨¨ spesso relativa soprattutto a valori di PSA compresi tra 4 e 10 ng/ml. Per approfondire la situazione, si devono quindi abbinare all’esame del livello di PSA ulteriori esami di accertamento.  

L’efficacia dell’analisi del PSA come test di screening non mette d’accordo la comunit¨¤ scientifica, mentre la sua utilit¨¤ nel tenere sotto controllo i casi gi¨¤ trattati ¨¨ assodata. In ogni caso, dovrebbero sottoporsi all’esame del dosaggio di PSA tutti i soggetti di sesso maschile oltre i 45 anni d’et¨¤, con una cadenza di almeno tre-quattro anni.

Negli uomini pi¨´ giovani ¨¨ indicato solo se sussiste un sospetto diagnostico oppure se i familiari pi¨´ stretti hanno sofferto o soffrono di tumore alla prostata. Anche i soggetti pi¨´ anziani, in particolare se hanno pi¨´ di 70 anni e altre patologie in corso, devono fare attenzione nel sottoporsi all’esame del livello di PSA: l’eventuale diagnosi di tumore non ne modificherebbe l’aspettativa di vita e ne peggiorerebbe invece la qualit¨¤. Fra gli esami di accertamento specifici per una diagnosi di tumore alla prostata vi sono:
  • Esplorazione rettale con palpazione della ghiandola, che consente al medico di rilevare al tatto la presenza di noduli
  • Ecografia transrettale
  • PET (tomografia a emissione di positroni) o TAC (tomografia assiale computerizzata)
  • Risonanza magnetica multiparametrica (RM mp), il metodo avanzato pi¨´ efficace per la valutazione della prostata. Come illustra il suo nome, ¨¨ un esame non invasivo che consente di valutare la prostata tramite diversi parametri con un elevatissimo dettaglio diagnostico
  • Biopsia

La biopsia ¨¨ l'unico esame in grado di identificare con certezza la presenza di cellule tumorali nel tessuto prostatico, e consiste nel prelievo del tessuto prostatico tramite l’utilizzo di una sonda rettale. Il tessuto viene analizzato in laboratorio e classificato secondo lo score di Gleason, una gradazione che permette di determinare la somiglianza del tessuto a quello di una prostata in salute:
  • Grado Gleason da 1 a 6: i tessuti non presentano differenze marcate e il rischio ¨¨ basso
  • Grado Gleason 7: il rischio ¨¨ medio
  • Grado Gleason da 8 fino a 10: il rischio ¨¨ alto
Prima di un’eventuale biopsia, che resta una tecnica invasiva, ¨¨ vantaggioso sottoporre il paziente a risonanza magnetica multiparametrica della prostata, fondamentale per decidere se e come sottoporre il paziente a biopsia e per ridurre l’eccesso di diagnosi e dei trattamenti. La RM mp ¨¨ utile anche dopo una biopsia negativa dopo la quale resta per¨° il sospetto diagnostico: pu¨° infatti identificare un eventuale tumore alla prostata e la sua estensione, facilitando lo studio del trattamento giusto. Anche dopo le cure, di qualsiasi natura, la RM mp pu¨° contribuire al rilevamento di eventuali recidive.

? inoltre in atto un’ulteriore evoluzione della relazione particolarmente preziosa fra RM mp e biopsia. In caso di sospetta neoplasia, il medico pu¨° unire le immagini date dalla risonanza magnetica prostatica multiparametrica a quelle prodotte dall’ecografia endorettale, per poi procedere con la biopsia prostatica fusion o biopsia di fusione. L’accoppiamento delle immagini mette in luce le aree in cui si sospettano processi tumorali in corso, rendendo cos¨¬ possibili prelievi di tessuto mirati. Questa procedura permette di diminuire il numero dei prelievi, anche nel corso del tempo, con le relative complicanze, e facilita la messa a punto del trattamento chirurgico specifico.

La biopsia permette infine di determinare in quale fase si trovi il tumore alla prostata a seconda del coinvolgimento dei linfonodi e della presenza di metastasi. Molti tumori si rivelano infatti poco aggressivi, rimangono confinati alla prostata e presentano un decorso piuttosto lento. Ci¨° significa che i pazienti possono essere in grado di convivere col tumore per anni senza sottoporsi a specifici trattamenti e senza subire conseguenze negative per la loro salute. Inoltre, quando necessarie, le opzioni terapeutiche sono molteplici e piuttosto efficaci. Purtroppo, accanto alle forme a crescita molto lenta, esistono anche carcinomi prostatici, pi¨´ aggressivi, con tendenza a metastatizzare. Per carcinoma prostatico si intende una forma di tumore maligno, le cui cellule si staccano per diffondersi in altre aree dell’organismo, anche molto distanti, e danno origine a metastasi.
 

Se si tratta di una forma particolarmente aggressiva, stanchezza molto forte, malessere generale e perdita di peso possono essere sintomi di un’espansione del carcinoma prostatico oltre la ghiandola stessa. I sintomi possono variare a seconda delle parti del corpo attaccate dalle metastasi del tumore alla prostata:
  • Linfonodi, che possono risultare gonfi e duri
  • Ossa, con dolore ed eventuali fratture dovute all’indebolimento, fino alla compressione del midollo spinale se le metastasi si trovano vicino alla spina dorsale
  • Fegato, con dolore all’addome, ittero, prurito, accumulo di liquido nell’addome
  • Polmoni, con sintomi che possono comprendere tosse, respiro corto, sangue nell’espettorato, infezioni, versamento pleurico

La scelta del trattamento dipende dal livello di rischio rilevato: se risulta basso, spesso il medico opta per un controllo vigile, ovvero monitoraggio continuo. ? la scelta pi¨´ frequente nel caso si tratti di soggetti anziani o con tumori asintomatici e di piccole dimensioni. In genere, sono per¨° pi¨´ diffusi i seguenti tipi di trattamento:
  • Terapia ormonale, che prevede la somministrazione di farmaci anti-androgeni. In genere, ¨¨ il primo trattamento nel tumore alla prostata con metastasi, anche a distanza
  • Radioterapia a fasci esterni, in un ciclo che pu¨° durare alcune settimane a seconda della tipologia di tumore. In alcuni casi ¨¨ seguita da terapia ormonale adiuvante, un metodo che aumenta l’aspettativa di vita del paziente
  • Chemioterapia , necessaria soprattutto quando l’ormonoterapia non ¨¨ pi¨´ efficace, riduce le dimensioni del tumore, allevia dolori e sintomi e tiene sotto controllo la condizione
  • Intervento chirurgico

? opportuno operare la prostata se il tumore ¨¨ s¨¬ in una fase avanzata, ma ancora limitato alla sola ghiandola. L’intervento chirurgico tipico ¨¨ la prostatectomia, ovvero la rimozione totale o parziale della prostata e delle vescicole seminali. Possono per¨° presentarsi anche alcuni problemi dopo l’intervento alla prostata, in particolare legati alla sessualit¨¤ o alla continenza urinaria.

Nel caso in cui anche dopo l’operazione siano rimaste nell’area cellule tumorali, l’intervento pu¨° essere seguito da radioterapia o ormonoterapia. L’evoluzione medico-scientifica e tecnologica ha messo a punto nel corso del tempo tecniche chirurgiche mininvasive che riducono gli effetti collaterali e portano diversi benefici.

Con il robot da Vinci ¨¨ possibile perfezionare ulteriormente i risultati che gi¨¤ si ottengono con la laparoscopia. Tramite comandi manuali, il chirurgo pu¨° intervenire seduto a una console utilizzando braccia robotizzate. Oltre all’altissimo livello di precisione, sono numerosi i vantaggi per il paziente:
  • la conservazione dei tessuti sani e delle funzionalit¨¤ degli organi ¨¨ ancora pi¨´ estesa
  • diminuisce la perdita di sangue
  • la ripresa ¨¨ pi¨´ veloce

Le azioni da intraprendere dipendono dalle caratteristiche della persona, soprattutto se il paziente ¨¨ obeso, molto sovrappeso oppure con casi di tumore alla prostata in famiglia. ? sempre importante mantenere uno stile di vita sano, a maggior ragione in presenza di uno o pi¨´ di questi fattori di rischio:
  • Seguire una dieta corretta, ricca di verdura, frutta, legumi, cereali integrali ed evitare cibi molto zuccherati, fritti, ricchi di grassi saturi. Da limitare anche il consumo di caff¨¨ e di pane, cos¨¬ come di soia e derivati: la soia contiene infatti fitoestrogeni, simili agli ormoni femminili, la cui assunzione potrebbe causare alterazioni alla prostata
  • Praticare una regola attivit¨¤ fisica, che aiuta a mantenere il peso forma e influisce positivamente sul benessere psicofisico nella sua totalit¨¤
Dopo i 45 anni, 40 se presenti casi di famigliarit¨¤, un paziente di sesso maschile dovrebbe sottoporsi annualmente a una visita urologica, in centri specializzati e con tecnologie all’avanguardia come le strutture GVM Care & Research: ¨¨ il primo passo per un corretto programma di prevenzione.
 
Le informazioni contenute nel Sito, seppur validate dai nostri medici, non intendono sostituire il rapporto diretto medico-paziente o la visita specialistica.

Le Strutture Sanitarie che accertano o curano questa patologia

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