L’anestesia non è una procedura medica standardizzata, ma una scelta clinica che tiene conto delle condizioni di salute di ogni paziente. Combinando
tecniche chirurgiche e anestesiologiche all’avanguardia e individualizzate, come la sedazione
senza anestesia generale, è possibile gestire interventi ortopedici complessi anche in pazienti con molteplici patologie,
ridurre rischi e complicanze, migliorando il recupero post-operatorio.
Abbiamo parlato, dei vantaggi di questa tipologia di anestesia e di come si applica in chirurgia ortopedica, con
il dottor Lorenzo Sani coordinatore del Team di Anestesia all’
Ospedale Cortina - struttura polispecialistica di GVM Care & Research - che lavora in équipe con
il dottor Davide Paratore e
il dottor Ntita Kadimashi specialisti
in
Ortopedia a Traumatologia sempre presso
l’Ospedale Cortina
.
Protesi di spalla in pazienti con più patologie grazie all’anestesia personalizzata
Lo sviluppo di tecniche anestesiologiche sempre più personalizzate consente di sottoporre a chirurgia ortopedica, con ottimi risultati, anche
pazienti con condizioni cliniche complesse – spiega il dottor Sani.
Tra i tanti pazienti candidati a protocolli di anestesia, calibrati in relazione allo stato di salute, il dottor Paratore porta l’esempio di Luciano, 70 anni con dolore cronico alla spalla destra che ha progressivamente compromesso la funzionalità dell’articolazione impedendogli di compiere anche i movimenti più semplici della vita quotidiana.
Gli accertamenti diagnostici - riferisce il dottor Paratore - hanno evidenziato
una lesione massiva della cuffia dei rotatori, associata a un quadro di
artrosi avanzata della spalla. In questi casi, è indicato l’intervento di protesizzazione inversa per ripristinare la funzionalità dell’articolazione. Luciano, però, ha molteplici fattori di rischio cardiovascolare: cardiopatia ischemica cronica,
ipertensione,
diabete mellito di tipo II in trattamento insulinico,
辞产别蝉颈迟à di I grado, pregresso tabagismo e
insufficienza venosa cronica con episodio trombotico. In precedenza, inoltre, il paziente è stato sottoposto a interventi cardiaci importanti, triplice bypass aortocoronarico e sostituzione dell’aorta ascendente.
Un profilo clinico complesso che richiede estrema cautela nella gestione dell’anestesia - continua il dottor Sani - per cui l’équipe chirurgica e anestesiologica ha deciso di adottare
un approccio alternativo: una puntura singola ecoguidata e infiltrazione perinervosa di anestetico locale a lunga durata di azione unita ad adiuvanti sistemici per ulteriore prolungamento del blocco nervoso.
Quali sono i vantaggi per il paziente
In collaborazione con il dottor Paratore, il dottor Kadimashi e con il supporto fondamentale dell’équipe infermieristica e degli strumentisti – sottolinea il dottor Sani -
l’approccio anestesiologico adottato è stato pianificato in modo personalizzato, tenendo conto delle caratteristiche cliniche del paziente e dei risultati funzionali e di sicurezza desiderati:
- evitare la terapia intensiva post-operatoria, riducendo i rischi e i disagi del ricovero in area critica
- prevenire complicanze respiratorie (come le atelettasie), frequenti dopo anestesia generale, favorite da fattori di rischio individuali non modificabili del paziente come età > 65 aa, 辞产别蝉颈迟à lieve e pregresso tabagismo
- ridurre lo stress neurormonale associato alle manovre di intubazione/estubazione e al dolore acuto postoperatorio potenzialmente dannosi in pazienti fragili
- evitare possibili incidenti nel passaggio dalla posizione supina a quella semiseduta a 30 gradi come lesioni cervicali e tracheali, spostamento o mal posizionamento del tubo per la respirazione, con difficoltà a ventilare correttamente i polmoni e conseguente, pericolosa, calo del livello di ossigeno nel sangue, lesioni da posizione su volto, gambe, addome, da decubito di tipo nervoso su arto controlaterale (paralisi dei nervi dell’avambraccio)
- ridurre i tempi di turnover dell'attività chirurgica che è un indicatore di qualità ed efficienza della sala operatoria diminuendo i tempi di induzione di anestesia e di risveglio, facilitando il lavoro del personale di sala
- limitare il dosaggio complessivo di farmaci necessari per l'intervento e analgesici per il controllo del dolore postoperatorio, in particolare il ricorso a farmaci oppioidi per ridurre rischio di nausea e vomito postoperatorio con conseguente deambulazione precoce e riduzione dei tempi della degenza ospedaliera
- ridurre le perdite ematiche eccessive per evitare trasfusioni nel periodo postoperatorio e per facilitare la visibilità sul campo chirurgico utilizzando farmaci ipotensivi opportunamente titolati per gestire l’incidenza di fluttuazioni pressorie ed episodi di bassa perfusione cerebrale legati alla posizione non orizzontale sul letto operatorio
- favorire un rapido ritorno all’alimentazione e all’idratazione, riducendo indirettamente anche il rischio di infezioni periprotesiche e supportando la ripresa nutrizionale.
Qual è stato il decorso postoperatorio
Il
decorso postoperatorio di Luciano - conclude il dottor Paratore - è stato seguito con attenzione utilizzando la
scala NRS (Numeric Rating Scale) per valutare il dolore percepito dal paziente, dove 0 indica assenza di dolore e 10 rappresenta il massimo dolore tollerabile. I risultati sono stati incoraggianti fin da subito:
- Giorno 0: NRS 0 – nessun dolore
- Giorno 1: NRS <4 – dolore lieve, ben controllato con Tachipirina
- Giorno 2: NRS 0 –assenza di dolore.
Durante la visita di controllo, il paziente non ha riferito alcuna sintomatologia dolorosa e non sono emersi segni di complicanze a carico del sistema vascolare o neurologico (sensibilità, motilità e riflessi sono conservati). A distanza di una settimana dall’intervento, la mobilità articolare si avvicinava ai parametri fisiologici: il
sollevamento laterale del braccio (abduzione) era quasi completo e il braccio poteva essere
portato completamente in avanti (anteposizione totale), con pieno risparmio della muscolatura residua, grazie all’accesso deltoideo-pettorale.
Un modello di cura integrato, in cui diverse competenze collaborano con l’intento di proporre un trattamento efficace, in base alle esigenze specifiche del paziente.